17 Lug Il silenzio parlava più di qualsiasi parola. Racconto di un viaggio
Il nostro viaggio ha avuto inizio il 24 febbraio verso una riscoperta di un capitolo della nostra storia che spesso sentiamo lontano dal nostro presente. Abbandonando la frenesia della vita di tutti i giorni, questo percorso ci ha permesso di fermare il tempo in modo da riflettere, interiorizzare e infine discutere sulle atrocità di tale capitolo.
Questo percorso è iniziato con la visita alla Topografia del terrore a Berlino (slide 2 e 3), osservando le testimonianze fotografiche e scritte abbiamo percepito un trasporto emotivo che ci ha accompagnato per tutto il viaggio.
Le varie testimonianze ci hanno portato a comprendere che un regime totalitario come quello nazionalsocialista annienta ogni forma di libertà individuale: il singolo cittadino diventa l’ingranaggio di una macchina più grande, deve essere coinvolto nelle attività del regime e se non si conforma viene represso.
Inoltre, percorrendo le tappe dell’instaurazione di questo regime, segnato dalla distruzione dello stato di diritto e dalla volontà di preservare la Volksgemeinschaft collegata al diffondersi dell’idea dell’estinzione dell’estraneo, abbiamo provato un senso di angoscia e oppressione che andava via via crescendo.
Il viaggio è continuato verso la cittadina di Oranienburg dove si trova il campo di concentramento Sachsenhausen, considerato come modello di riferimento dal regime nazista (slide 5-9). La porta è segnata da una frase emblematica dell’ideologia nazista: “Arbeit macht Frei” (il lavoro rende liberi). Questa espressione ossimorica esprime al meglio l’illusione della rieducazione e la fuoriuscita dal campo. In realtà, quella falsa promessa di una via di uscita non esisteva, ma i singoli venivano puniti per qualsiasi motivo, non in base a quello che facevano, ma in base a quello che erano.
A Sachsenhausen, il silenzio parlava più di qualsiasi parola. Ogni edificio, ogni filo spinato, ogni pietra sembrava trattenere il dolore di chi vi era stato imprigionato. Camminando lungo il viale principale, dove i prigionieri venivano allineati per ore, si provava un senso di impotenza e angoscia. Le baracche, il patibolo, la stazione Z, dove si svolgevano le esecuzioni, raccontano una realtà che supera l’immaginazione. Il pensiero che migliaia di persone siano state private della loro dignità in quel luogo è sconvolgente.
Nel vedere quella distesa di terra, macchiata dal sangue di innocenti, ci ha pervaso un sentimento di vuoto e di impotenza amplificato dalla vastità e dal silenzio di ciò che ci siamo trovati davanti. Il cielo sopra di noi era immenso, ma era lo stesso che guardavano le vittime tanti anni fa ed è impossibile percepire l’aria.
Quel senso di vuoto che si prova non è altro che il vuoto lasciato dal nazionalsocialismo nella storia. Il nazismo non ha lasciato alla nostra società solo distruzione e morte.
Inoltre, durante il viaggio della memoria abbiamo avuto la possibilità di capire ciò che i totalitarismi, in particolare il nazionalsocialismo, hanno veramente significato nella storia mondiale. La visita al campo di concentramento ha fatto comprendere come l’annientamento dei diritti umani e dell’individuo stesso fosse la vera arma utilizzata dal sistema, essenzialmente fondato su un pensiero fortemente nazionalista e razzista.
L’ultima tappa del nostro viaggio è stata la visita in un luogo simbolo della Resistenza: il memoriale della Rosa Bianca (slide 10-12) All’Università della Rosa Bianca abbiamo percepito sensazioni di coraggio e speranza. Sophie e Hans Scholl, insieme agli altri membri del movimento, hanno sfidato il regime nazista con la forza delle idee, pagando con la vita. Davanti ai volantini incisi nella pietra, abbiamo sentito ammirazione e responsabilità. La libertà non è scontata, e questo viaggio insegna che va difesa ogni giorno.
Dopo l’ultima tappa, ci separavano solo sei ore dal ritorno a Parma, ore che abbiamo trascorso immersi nei nostri pensieri, ripercorrendo e rielaborando ogni frammento di storia.
Visitare in prima persona i luoghi della memoria è stata un’esperienza profondamente lontana rispetto allo studio che se ne può fare nelle aule di scuola. I libri e le lezioni ci possono trasmettere conoscenze storiche, ma nulla, come ritrovarsi fisicamente in quei luoghi, permette di comprendere e di entrare in contatto con la realtà delle atrocità e gli orrori prodotti dal nazismo. Questo percorso ci ha portato a guardare in un modo diverso il nostro presente, avvicinandoci a un passato che porta con sé degli insegnamenti: la libertà è un valore che necessita di essere sempre difeso e preservato, e la memoria rappresenta un atto di responsabilità collettiva.
Quelle che prima erano solo parole lette sui libri di storia, ora si erano trasformate in ricordi vivi, scolpiti nella nostra mente come istanti indelebili di un viaggio che ci ha cambiato.
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