Liceo Marconi Parma | I classici sono libri che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire
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I classici sono libri che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire

Diceva Calvino che i classici sono libri che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire: è per questo che ci forniscono spesso la trama e l’ordito per leggere in controluce il nostro tempo. Anzi ci offrono proprio la forma per contenere e ordinare i paradossi dell’esistenza rendendoli “ecocompatibili”, magari attraverso l’ironia. Abbiamo deciso, pertanto, di aggiornare l’episodio ariostesco di Astolfo sulla luna per raccontare la pazzia dei nostri tempi. Con un inedito barlume di speranza, però…

Gli alunni di 4 E hanno accolto la sfida producendo racconti fantastici stranianti e importanti. Ne pubblichiamo uno, a titolo esemplificativo, scritto addirittura in versi, di Damiano Malpeli, illustrato, nel suo passaggio finale, da Martina Piccinini..

 

Facil non fu per Astolfo ripeter il travaglio

di salire ancora in su allo specchio lunare

dove del mondo non risiede il meglio

ché non per armi perì il cavaliero

ma per delirio: pietra, roccia o duro scoglio che

il cor s’accorge quando il viso scontra il vero e

nel completare questa sua commissione conto si rese dell’odierna umana ragione:

tenaglie e corde gettate al terreno:

d’aver il mondo a sé la presunzione

crepate le maschere d’un teatro pieno

costumi, artifici, strumenti di finzione

d’oro e di carta abbonda il suolo ultraterreno

inseguiti con furia, causa di disperazione ma

sembran vere quelle mani di legno

che ancor si stringono: disegni di pace segno.

Luminosi rettangoli, d’immagini splendenti

amici sì, ma di ratta vita autori

abbondan ivi ritratti sorridenti

d’illuse genti, che i “like” stiman per cuori

si chiede Astolfo se in vita eran contenti o tristi dentro, e belli solo fuori

difficile qui discerner fatto vero

proprio come a Orlando, il nostro cavaliero!

Divani sfondati, d’ignava gente giaciglio che il dito

rivolgono solo al parlante schermo che mostra

sempre morte, pover’uomini in periglio e di

qualchedun che non sta fermo

tutto si può dir men che “coniglio”

in acqua barche e in piazze nostre un sermo

Astolfo vede nel rettangolo, non sulla luna

vani non furon questi scontri alla Fortuna.

Damiano Malpeli, 4E