28 Ott I classici sono libri che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire
Diceva Calvino che i classici sono libri che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire: è per questo che ci forniscono spesso la trama e l’ordito per leggere in controluce il nostro tempo. Anzi ci offrono proprio la forma per contenere e ordinare i paradossi dell’esistenza rendendoli “ecocompatibili”, magari attraverso l’ironia. Abbiamo deciso, pertanto, di aggiornare l’episodio ariostesco di Astolfo sulla luna per raccontare la pazzia dei nostri tempi. Con un inedito barlume di speranza, però…
Gli alunni di 4 E hanno accolto la sfida producendo racconti fantastici stranianti e importanti. Ne pubblichiamo uno, a titolo esemplificativo, scritto addirittura in versi, di Damiano Malpeli, illustrato, nel suo passaggio finale, da Martina Piccinini..
Facil non fu per Astolfo ripeter il travaglio
di salire ancora in su allo specchio lunare
dove del mondo non risiede il meglio
ché non per armi perì il cavaliero
ma per delirio: pietra, roccia o duro scoglio che
il cor s’accorge quando il viso scontra il vero e
nel completare questa sua commissione conto si rese dell’odierna umana ragione:
tenaglie e corde gettate al terreno:
d’aver il mondo a sé la presunzione
crepate le maschere d’un teatro pieno
costumi, artifici, strumenti di finzione
d’oro e di carta abbonda il suolo ultraterreno
inseguiti con furia, causa di disperazione ma
sembran vere quelle mani di legno
che ancor si stringono: disegni di pace segno.
Luminosi rettangoli, d’immagini splendenti
amici sì, ma di ratta vita autori
abbondan ivi ritratti sorridenti
d’illuse genti, che i “like” stiman per cuori
si chiede Astolfo se in vita eran contenti o tristi dentro, e belli solo fuori
difficile qui discerner fatto vero
proprio come a Orlando, il nostro cavaliero!
Divani sfondati, d’ignava gente giaciglio che il dito
rivolgono solo al parlante schermo che mostra
sempre morte, pover’uomini in periglio e di
qualchedun che non sta fermo
tutto si può dir men che “coniglio”
in acqua barche e in piazze nostre un sermo
Astolfo vede nel rettangolo, non sulla luna
vani non furon questi scontri alla Fortuna.
Damiano Malpeli, 4E